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La Festa di San Vincenzo Ferreri

 

La devozione dei calamonacesi nei confronti di San Vincenzo Ferreri si esterna in forma pubblica in due frangenti temporali: la prima volta con la festa in ricorrenza del 5 aprile, data in cui il calendario cattolico ricorda il santo, e la seconda con la festa patronale di agosto. Il 5 aprile ( in alternativa la prima domenica dopo Pasqua, in caso di coincidenza della data con la settimana santa) i festeggiamenti  sono molto sobri e liturgici: oltre alla questua (effettuata in funzione anche dei festeggiamenti di agosto) e alla messa solenne con il panegirico, il momento clou è rappresentato dalla solenne processione del Santo Patrono, svolta con le stesse modalità di quella di agosto; da sottolineare il fatto che tale processione è stata introdotta a partire dal 1989, quando  il simulacro del Santo Patrono fu portato per la prima volta in processione per scongiurare un’annata persistente di siccità.

La Festa patronale di San Vincenzo Ferreri si svolge, a seconda della scelta del comitato promotore, nel primo o nel secondo fine settimana di agosto; due sono sicuramente i momenti significativi che scandiscono i festeggiamenti: il primo, di carattere prettamente religioso, è la processione solenne di San Vincenzo Ferreri, rivestito a festa con i paramenti ricoperti dai preziosi ex-voto offerti negli anni dai fedeli per grazie ricevute; rito che avviene nella prima serata della domenica, lungo il tradizionale itinerario processionale - il cosiddetto “giru di li santi” - con una partecipazione molto sentita della popolazione locale, che ha una devozione smisurata nei confronti del santo domenicano.

Il secondo, di carattere, oltre che religioso, anche e soprattutto folcloristico, sono le cosiddette “Rigattiate” in onore di San Giovanni Battista e San Michele Arcangelo, che avvengono nella serata del venerdì e concludono la Festa nella tarda serata della domenica: una processione in corsa che le due confraternite locali, appunto i sangiuvannara e i sammichilara, fanno fare ai loro santi, su vare riccamente addobbate, lungo l'asse viario di corso Garibaldi muovendo dal sagrato della chiesa, il tutto accompagnato dall'esecuzione continua di due marce musicali a ritmo di tarantella, ciascuna in onore di ogni santo, e continui spari di fuochi artificiali, che servono a creare un'atmosfera surriscaldata e di esaltazione, che induce i fedeli a continui incitamenti ed invocazioni nei confronti del proprio santo. Tali confraternite fanno a gara, nel corso degli anni, a chi riesce meglio nel festeggiare il proprio santo e tale rivalità, a incominciare dai primi anni sessanta, ha spostato la sua peculiarità nell'esecuzione, a fine festeggiamenti, di giochi pirotecnici che hanno assunto nel corso degli anni un sempre maggiore spessore, con l'esecuzione di essi da parte dei migliori pirotecnici della penisola. C’è da dire, in verità, che i giochi pirotecnici da sempre hanno caratterizzato i festeggiamenti in onore di San Vincenzo Ferreri e tracce della loro esecuzione si trovano in documenti databili al 1714; ma dal 1963 sono assurti ad elemento caratterizzante di tutti i festeggiamenti, in quanto l’elemento di sfida fra le due confraternite sono diventati i fuochi artificiali aerei serali.

Ma la festa ha avuto sempre un rituale preciso o ha subito cambiamenti, anche radicali, nel corso del tempo? Certamente sì.

La fondazione dell'attuale centro urbano di Calamonaci risale al 6 febbraio 1574, quando il Presidente del Regno Don Carlo D'Aragona concesse ad Antonio De Termini, barone del feudo di Calamonaci, la “Licentia Populandi”, ovverosia la possibilità di costruire un centro di nuova edificazione dentro il feudo. Dieci anni più tardi, il 9 luglio 1584, viene fondata l'arcipretura con l'erezione di una chiesa da dedicare a S. Vincenzo Ferreri, che divenne il Santo Patrono del luogo.

Le origini della Festa in onore del Santo Patrono risalgono sicuramente a quell'epoca, ma quasi nulla si sa sul suo originario svolgimento; i festeggiamenti hanno subito stravolgimenti anche nell'ultimo secolo, di conseguenza è difficile riuscire a capire, in mancanza anche di documentazione certa - a parte qualche notizia desunta dai “Riveli” - quale fosse il loro significato religioso e tradizionale all'origine.

Tante tradizioni legate ai festeggiamenti oramai si sono perse, altre ancora resistono, ma a puro titolo di testimonianza. La domenica mattina non avviene più, per esempio, la tradizionale entrata dell'alloro con i muli e i cavalli bardati a festa; non si svolgono più neanche la “presa della 'ntinna” e la “rutta di li pignati”; la caratteristica fiaccolata della rigattiata del venerdì è completamente scomparsa dall’ultima apparizione del 2010;

persino la presenza dell'alloro, durante la rigattiata della domenica, incomincia ad essere sporadica e spesso e volentieri i comitati organizzatori trovano difficoltà a reperire volontari per andare a raccoglierlo e ultimamente se ne è pure fatto a meno.

Al contempo tanti altri aspetti caratterizzanti sono venuti alla luce negli ultimi 40 anni: le mini vare portate a spalla dai ragazzini durante le rigattiate del venerdì, gli striscioni delle coreografie delle due confraternite, i colori delle casacche (bianche per i sammichelari, rosse per i sangiunnari), i cori da stadio.

Perché tutto ciò? Perché la Festa di Calamonaci non è una Festa di costume, non serve a ricordare un elemento o avvenimento  particolare: è una Festa di popolo, ed essendo una manifestazione di popolo risente degli umori, degli atteggiamenti e delle caratteristiche della società del tempo. Si festeggia il Santo Patrono, è vero, ma in realtà è l’anima della comunità che viene esaltata in un furore a volte anche orgiastico. Ecco perché tante cose sono scomparse nel rito dei festeggiamenti ed altre sono venute alla luce: perché il fattore temporale è il padrone di tutto ciò.

L'entrata dell'alloro si è persa nel tempo in modo naturale in conseguenza della scomparsa di muli e cavalli; tradizioni antiche, come la “'ntinna” o la “rutta di li pignati”, vere e proprie lotterie che mettevano in premio cose naturali, come i frutti della terra oppure animali destinati alla tavola, come polli e conigli, con il passare del tempo incominciarono ad apparire agli occhi degli uomini appagati del nostro tempo cose senza senso e fuori luogo; anche la scomparsa delle fiaccolate e l'alloro è una conseguenza dell'evoluzione della società: i giovani non corrono più durante la rigattiata singolarmente ma a gruppi, quindi diventa di impaccio portare appresso la fiaccola o il ramo d'alloro. Anche l'impostazione generale della Festa ha subito nell'ultimo secolo stravolgimenti essenziali, sia temporali che di preparazione: in un primo tempo i festeggiamenti avevano luogo la seconda domenica dopo Pasqua, per poi spostarsi alla seconda domenica di maggio e successivamente dal 1975, venendo sempre più pressanti le richieste degli emigrati, nel primo o secondo fine settimana di agosto.

La sequenzialità dei riti è rimasta pressoché invariata il venerdì e il sabato, mentre per la domenica si sono avuti cambiamenti abbastanza sostanziali: nell'ultimo giorno della Festa, fino a metà degli anni '50, le rigattiate si svolgevano nel pomeriggio con la contemporanea corsa delle  due confraternite lungo il corso Garibaldi: San Giovanni dall'incrocio con via Crispi in giù, San Michele nella restante parte superiore del corso, come, del resto, accadeva anche nella rigattiata del venerdì sera; la processione solenne del Santo Patrono concludeva i festeggiamenti la domenica in tarda serata. Dalla metà degli anni '50, per questioni di ordine pubblico - visto e considerato che spesso e volentieri fra le due confraternite, durante le rigattiate, avvenivano dispute accese all'incrocio di corso Garibaldi e via Crispi per problemi di sconfinamento - le rigattiate, sia il venerdì che la domenica, si svolgono a turno con un tempo prestabilito per ogni confraternita. L'ultimo cambiamento sul programma si è avuto a partire dal 1963, con lo spostamento in tarda serata, dopo la processione del Santo Patrono, delle rigattiate della domenica, che concludono, quindi, i festeggiamenti; cambiamento, quest'ultimo, come in precedenza detto, dovuto all'importanza assunta dai fuochi artificiali nella competizione fra le due confraternite.

Il rischio di tutto ciò, chiaro ed evidente, è che tutte le influenze esteriori che con il tempo si introducono, vogliosamente o forzatamente, nei festeggiamenti, ne possano stravolgere il significato originario e portare ad un qualcosa di nuovo (oppure, peggio ancora, di diverso) che viene assimilato ma non percepito. Al momento parrebbe di no, e ciò si percepisce in particolare dalle impressioni suscitate dalla festa in gente del luogo (possibilmente emigrata in luoghi lontani) che ritornano a vederla anche dopo svariati decenni: per loro non c’è nulla di cambiato, i segni esteriori scomparsi e mutati non li percepiscono perché per loro lo spirito della Festa è rimasto sempre lo stesso. Per loro la festa è la devozione verso San Vincenzo Ferreri e la disputa delle due confraternite con le corse e ballate dei Santi, che rimangono una caratteristica immutabile ed eterna.

Inoltre (doveroso sottolinearlo) c’è da dire che per il calamonacese i fulcri centrali dei festeggiamenti sono rappresentati dalla processione del Santo Patrono, la cui partecipazione di popolo è sempre massiccia e senza limiti di età, e dalle Rigattiate; ma è indubbio dire che la Festa, oggi, è conosciuta principalmente per i fuochi pirotecnici. Possiamo senz’altro dire che è uno degli appuntamenti più attesi nel calendario pirotecnico, non solo della Sicilia ma anche di tutta Italia.

 

 

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